Amazon? Sì. E ti spiego perché.
Qualcuno mi ha già fatto notare una presunta contraddizione: creo un mio marchio editoriale, compro i miei ISBN, rivendico indipendenza e poi vendo i libri su Amazon.
Giusto. Lo faccio.
Ma c’è una differenza abbastanza importante tra usare Amazon ed essere legato ad Amazon.
Avrei potuto utilizzare gratuitamente i codici ISBN forniti da KDP. Ho invece scelto di acquistare i miei e pubblicare come Sin Rumbo Anómalo Edizioni. Mi costa denaro e, considerando che scrivere non è il mio lavoro ma qualcosa che faccio perché mi piace, dal punto di vista economico sarebbe stato molto più comodo non farlo.
L’ho fatto per una ragione semplice: i miei libri devono restare miei anche editorialmente. Posso pubblicarli e distribuirli attraverso altri canali, proporli a librerie, biblioteche, manifestazioni e fiere, senza avere come unica casa Amazon.
Amazon, per me, è soprattutto uno strumento logistico.
Stampa il libro quando qualcuno lo ordina, gestisce il pagamento, prepara il pacco e lo spedisce.
L’alternativa quale sarebbe?
Stampare centinaia di copie in anticipo, tenermele in casa, impacchettarle una alla volta, andare alla posta, gestire pagamenti, spedizioni, resi e magari comprare anche una macchina per rilegare le copertine?
Scrivo per piacere. Non ho intenzione di trasformare casa mia in un centro logistico.
Non considero Amazon un benefattore e non devo nemmeno sposarlo.
Lo uso perché, oggi, mi permette di fare arrivare fisicamente un libro a qualcuno senza dover diventare tipografo, magazziniere e corriere.
L’indipendenza assoluta probabilmente non esiste.
Quella delle proprie scelte, invece, sì.