Vendibile sì. Pubblicizzabile no.
Amazon ogni tanto mi manda delle mail invitandomi a pubblicizzare i miei libri.
Una notte ho deciso di provare.
Niente grandi campagne: la pubblicità si può interrompere quando si vuole e si può partire spendendo pochissimo. Mi interessava soprattutto capire come funzionasse.
Faccio tutta la procedura.
Risultato: L’Atlantico Immenso di Fronte (probabilmente anche gli altri) non è idoneo alla pubblicità.
Il libro, naturalmente, Amazon lo vende tranquillamente.
La pubblicità no.
Il motivo?
Nel romanzo compaiono un paio di passaggi ambientati nei pressi di spiagge nudiste. Non ci sono scene sessuali, descrizioni erotiche o altro di particolarmente sconvolgente: esistono semplicemente delle persone nude su una spiaggia.
In altri passaggi, attraversando alcune comunità hippy, scrivo che nell’aria si sente odore di marijuana.
Nessuno spaccia.
Nessuno organizza un tutorial su come coltivarla.
C’è un odore.
Fine.
Evidentemente è sufficiente.
Naturalmente Amazon è un’azienda privata e stabilisce le regole della propria piattaforma pubblicitaria. Ne ha tutto il diritto.
Io, altrettanto naturalmente, ho il diritto di trovarle assurde.
Viviamo in un mondo nel quale scorrono davanti ai nostri occhi guerre, città bombardate, ospedali colpiti, persone costrette a fuggire, bambini che muoiono, odio, violenza e un pianeta che continuiamo metodicamente a maltrattare.
Poi un romanzo di viaggio diventa problematico per una spiaggia nudista e per l’odore della marijuana.
Mi ricorda molto quel curioso Medioevo digitale nel quale per anni abbiamo considerato perfettamente presentabile il capezzolo di un uomo e pericolosissimo quello di una donna.
O nel quale un algoritmo poteva scandalizzarsi davanti alla fotografia di una statua nuda scolpita secoli fa.
La tecnologia corre.
La morale automatica, ogni tanto, sembra procedere con un carretto.
Comunque niente pubblicità.
Sopravviveremo entrambi.
Amazon senza il mio euro al giorno.
E il mio libro senza il permesso dell’algoritmo.